Eduardo De Filippo

Eduardo De Filippo nasce a Napoli il 24 maggio 1900 da Luisa De Filippo figlia di commercianti di carbone e da uno dei commediografi e attori più famosi del tempo: Eduardo Scarpetta.

I due non sono sposati, Scarpetta è infatti marito di Rosa De Filippo zia di Luisa ed  ha già tre figli: Domenico (nato da una relazione di Rosa con il re Vittorio Emanuele II), Maria (nata dalla relazione di Eduardo con una maestra di musica) e Vincenzo. Luisa metterà al mondo nel 1898 Annunziata (Titina), Eduardo e nel 1903 Giuseppe (Peppino).

Eduardo, come sua sorella e poi come Peppino, calca il palcoscenico fin da bambino: il 6 febbraio 1906 debutta al Teatro Valle di Roma nella parodia dell’operetta La geisha di Sidney Jones.

Il mio primo ricordo, la mia prima emozione diciamo così teatrale risale a quando avevo 4 anni: una sera mi ritrovai al centro d’un gruppo d’attori, sul palcoscenico del Teatro Valle; indossavo un minuscolo kimono a fiori dai colori vivaci che avevo visto cucire da mia madre qualche giorno prima. Improvvisamente mi sentii afferrare e sollevare in alto, di faccia al pubblico, con la luce dei riflettori che mi abbagliava e mi isolava dalla folla (Eduardo De Filippo, Ringraziamento in Allocuzioni pronunciate durante la cerimonia di consegna di lauree Honoris causa, Università di Roma, 18 novembre 1980, Roma, Tipografia D’Amato, s.d.)

È un bambino intelligente e vivacissimo; frequenta le elementari all’Istituto Maurino in Via Cavallerizza e a volte quando la maestra scopre che non ha studiato, lui prova a “corromperla” offrendole alcuni libretti del padre presi da casa come  L’ommo che vola, Vivendo volando. Nel 1909 partecipa alla commedia Nu ministro ‘mmiezo ‘e guaiedi Scarpetta e poi alla rivista L’ommo che vola di Scarpetta e Rambaldo (Rocco Galdieri). Ma il vero debutto avverrà nel 1911 quando sul palcoscenico del Teatro Mercadante di Napoli reciterà la parte di Peppiniello in Miseria e nobiltà.

Appena può gironzola per la galleria Umberto I osservando gli attori, gli impresari che là si incontrano:

Quando cominciai a frequentare, in cerca di lavoro, la Galleria Umberto, verso il 1915, ’16, gli attori si riunivano per lo più nello spazio attiguo all’entrata di via Toledo o affollando l’ex Caffè Calzone, o passeggiando avanti e dietro per ore e ore; gli impresari invece frequentavano il Caffè Umberto, mentre gli orchestrali, alcuni appesantiti dai loro strumenti, si raggruppavano nell’ala più vicina al teatro San Carlo. La Galleria era insomma una specie di Borsa Valori del mondo dello spettacolo: un brusio ininterrotto, un gesticolare colorito e significativo, allegrie improvvise, improvvisi cattivi umori (E. De Filippo, Quando anch’io “vivevo” in Galleria, in «Il Mattino», 27 dicembre 1979).

Con i suoi amici trascorre spesso i pomeriggi al cinema Kursaal a guardare film come Le avventurestraordinarissime di Saturnino Farandola, bersagliando il pianista con i piombini rubati ai saliscendi dei lampadari o facendo scherzi al malcapitato di turno.

Eduardo frequenta poi l’Istituto diretto da Alfonso Chierchia nel quartiere Sanità, ma ben presto interrompe gli studi e, sebbene la mamma non approvi, si dedica completamente al teatro entrando nella compagnia del fratellastro Vincenzo. Continua il suo apprendistato nella compagnia di Enrico Altieri con La pupa movibile(riduzione di Eduardo Scarpetta di La poupeé di Ordonneau); Tetillo ‘nzurato sempre di Scarpetta.  Nel 1915 l’Italia entra in guerra. Eduardo è scritturato dalla “Compagnia Comica Napoletana del Comm. Eduardo Scarpetta diretta da Vincenzo Scarpetta” che mette in scena la parodia della Bohème. Assieme a Vincenzo recitano anche Gilda Scarpetta, sorella di Eduardo Scarpetta, Titina e Giuseppe Maiuri.

1917: i tre fratelli De Filippo si ritrovano insieme nella Comica Compagnia impegnati al Trianon di Napoli in ’A fortuna ’e Feliciello. Eduardo recita con i “seratanti” a Napoli, Sorrento, Castellammare.

Di Lunedì, Martedì, e Venerdì a teatro scarseggiava il pubblico; per quei tre giorni della settimana gli impresari vendevano la serata ai seratanti facendo pagare loro solo l’ammontare delle spese; consegnavano l’intera biglietteria al migliore offerente e costui s’assumeva il compito di riempire il teatro, tenendo per sé il margine di guadagno realizzato col suo sistema di vendita (E. De Filippo, Articolo per la SIAE 1962, in Eduardo De Filippo vita e opere, Eduardo De Filippo vita e opere 1900-1984, a cura di I.Q. De Filippo, S. Martin, Milano, Mondadori, 1986, p. 64).

Nel 1918 prende parte alla commedia La donna è mobile; viene chiamato alle armi, ritorno a casa per la fine della guerra; richiamato nel 1920 è destinato al II Bersaglieri di Trastevere con il Tenente Colonnello Messe che lo incarica di organizzare gli spettacoli in caserma. Il 23 gennaio 1921mette in scena La moglie deve seguire il marito!, scherzo comico in un atto di Vincenzo Scarpetta.

Scelsi tra i bersaglieri gli elementi più adatti e mi misi al lavoro. I risultati furono eccellenti: ogni sabato i soldati rinunciavano alla libera uscita per assistere alla recita che si svolgeva, alle ore 17, sopra un palcoscenico volante, impiantato nel cortile della caserma […]. A sera poi lasciavo la caserma per andare a recitare al Teatro Valle (F. Frascani, Eduardo, Napoli, Guida Editore, 1954, p. 176).

Terminato il servizio militare, organizza la Compagnia Comica Napoletana diretta da Eduardo De Filippo prima attrice la sorella Titina. “Il debutto avviene il 1° ottobre, a Napoli, al Teatro Cavour (già Partenope) con ’O scarfalietto di Eduardo Scarpetta, a cui segue la commedia di Enzo Lucio Murolo Surriento gentile. È questa la prima regia di Eduardo” (P. Quarenghi, Cronologia, in Eduardo De Filippo Teatro, a cura di N. De Blasi-P. Quarenghi,vol. I, Cantata dei giorni pari, Milano, Mondadori, 2000, p. CVI).

Entra a far parte della compagnia di Vincenzo Di Napoli e debutta a Palermo con Colui che non si deve amare. Dopo una breve esperienza in una compagnia amministrata dal fratellastro Domenico che aveva già lavorato con il padre e la zia Gilda, entra nella Divas diretta da Peppino Villani. In scena tra le varie commedie: Tutto color rosadi Guido di Napoli, Giro, giro tondo di Paola Riccora, Il non plus ultra della disperazione di Eduardo Scarpetta. Nel 1920 aveva scritto Farmacia di turno, un atto unico considerato il suo primo testo teatrale.  Nel 1922 scrive Ho fatto il guaio? Riparerò! (Uomo e galantuomo). Nella stagione 1923-24 ritorna nella compagine di Vincenzo Scarpetta recitando a Napoli, Roma e a Milano al Teatro Fossati. Nel 1923 durante una serata d’onore al Manzoni si presenta per la prima volta al pubblico nelle vesti di Felice Sciosciammocca nella commedia del padre L’amico ’e papà.

Dopo una segnalazione del critico Renato Simoni all’impresario Sebastiano Bufi, viene scritturato dalla Carini-Gleck-Falconi-Pilotto con la quale debutta a marzo del 1927 ne I pescecani di Dario Niccodemi. Rientra nella compagnia di Vincenzino. Nel periodo estivo mette su la Galdieri-De Filippo con La rivista che non piacerà di Galdieri che debutta al Teatro dei Fiorentini. Continua a lavorare con Vincenzino Scarpetta mettendo in scena anche una sua commedia: Ditegli sempre di sì. Nel 1928 nella rivista «Comoedia», il giornalista Francesco Geraci, scrivendo della compagnia di Scarpetta presenta Edoardo de Filippo come uno dei giovani più promettenti, “uno dei migliori elementi della Compagnia, attore ed autore insieme” (F. Geraci, Scarpetta e i suoi comici, in «Comoedia», a. X, n. 7, 15 luglio-15 agosto 1928, pp. 23-4).

In questi anni Eduardo conosce una ragazza americana della buona borghesia di Philadelfia, Dorothy Pennington che sposa il 10 dicembre 1928. Dorothy è colta e raffinata, lo seguirà occupandosi anche delle traduzioni delle sue commedie quando inizieranno ad arrivare richieste dall’estero. L’anno seguente Eduardo si esibisce anche al Festival di Piedigrotta. E’ un periodo di intensa attività per i tre fratelli: dopo una De Filippo Comica Compagnia Napoletana d’Arte Moderna Diretta da Eduardo De Filippo Prosa-Musica-Sketch, seguirà Ribalta Gaia. Il 26 maggio 1930 al Teatro Nuovo con Pulcinella principe in sogno di Mario Mangini (marito di Maria Scarpetta) e Eduardo; all’interno dello spettacolo verrà presentato Sik-Sik l’artefice magico.

Un’altra esperienza per i De Filippo nella compagnia Molinari, poi il 12 febbraio 1931 la nuova formazione Compagnia del Teatro Umoristico di Eduardo De Filippo (ribattezzata Teatro Umoristico i de filippo), debutta alla Sala Umberto di Roma. In scena lavori propri come Miseria bella di Peppino o Farmacia di turno di Eduardo, di Titina e di altri autori. Dal 25 febbraio 1931 fino all’11 marzo il gruppo è al Cinema Moderno di Roma. Il 25 dicembre 1931 al Kursaal di Napoli, viene allestito l’atto unico Natale in casa Cupiello scene umoristiche di Tricot. Eduardo spesso si firma con lo pseudonimo di Tricot mentre quello di Peppino è Bertucci. Con i De Filippo recitano: Agostino Salvietti, Tina Pica, Italia Marchesini, Amedeo Girard, Pietro Carloni, Irma De Simone, Ugo D’Alessio; suggeritore Ettore Pellizzi. Nel 1932, ancora la rivista «Comoedia» dedica ai De Filippo un intero articolo: “Sono tre, due maschi e una femmina, fratelli e sorella: Eduardo, Peppino e Titina. E recitano assieme, nella stessa compagnia senza litigare. […]. Attori comici di quelli che amano divertire l’uditorio […]. Attori moderni con pochi lazzi e magari senza, con poche smorfie e con pochi soggetti” (F. Petriccione, Nuova generazione teatrale: i De Filippo, in «Comoedia», a. XIV, n. 6, 15 giugno-15 luglio 1932, pp. 45-6).

Nel 1933 appare sulla rivista «Il Dramma» diretta da Lucio Ridenti, un articolo sui tre fratelli firmato da Lucio D’Ambra e uno di Mario Intaglietta che rivendica la scoperta dei De Filippo a Torino.

La compagnia da quel momento verrà richiesta dai più importanti teatri d’Italia. Sempre nel 1933 Giuseppe Giacompol agente esclusivo della Siae per il Sudamerica, il 20 maggio  scrive a Caro Capriolo presidente della SIAE per avere un buon numero di copioni napoletane che possono andar bene per il pubblico argentino; Capriolo gli suggerisce i De Filippo.

Il 21 aprile 1935 i tre fratelli mettono in scena all’Odeon di Milano Liolà di Pirandello nella traduzione di Peppino: lo stesso scrittore siciliano assiste alle ultime prove. Nel 1935 Argeri scrive a Ridenti: La nostra stagione al Politeama procede a vele gonfie; resteremo qui fino al 7 novembre, poi saremo al Piccini di Bari e il 22 novembre al Quirino di Roma. Venerdì andrà in iscena attesissima “Liolà” con la presenza di Pirandello” (Biblioteca nazionale di Napoli Sezione Lucchesi Palli, FEDF, Corrispondenza, lettera di Guido Argeri a Lucio Ridenti, Napoli, 22 ottobre 1935). Nell’estate del 1937 Eduardo Peppino e Titina recitano nel film Ma l’amore mio non muore con Alida Valli; poi un’altra pellicola: Sono stato io! riduzione cinematografica della commedia della Riccora Sarà stato Giovannino.

Titina lascia la compagnia alla fine della stagione 1938-39.

La separazione però dura poco: nel 1942 Titina e Pietro ritornano nella compagnia.

Nel 1941 il direttore generale del teatro Nicola De Pirro propone per Il diluvio di Ugo Betti, rappresentata dai De Filippo, una sovvenzione straordinaria di 20.000 lire motivata dal fatto che “la Compagnia De Filippo non ha mai ricevuto sovvenzioni ministeriali” (Gabinetto Vieusseux Firenze, Archivio contemporaneo, Fondo EDF, Ministero della Cultura Popolare, 3289.4; Comunicazione della Direzione generale per il teatro e per la musica, prot. n. 21951/96, per la rappresentazione della commedia Il diluvio di Ugo Betti, Roma, 25 novembre 1941).

Sono gli anni del conflitto bellico che crea numerose difficoltà anche ai teatri e alle compagnie. Nel 1943-44 Eduardo e Peppino incaricano il Banco di Napoli della distribuzione di 94.452,25 lire come sussidio per i sinistrati di guerra nella città di Roma. Sono circa duecento le persone che si sono rivolte ai due attori: romani, napoletani, palermitani, sfollati senza più nulla; vi sono vecchi artisti, un violinista, intere famiglie. Ancora Eduardo, attraverso il «Messaggero», offrirà 100 lire per i profughi dell’Agro Pontino. Il 17 agosto 1943 i due fratelli recitano all’Eliseo e al Quirino per i sinistrati di Napoli.

La miseria è estrema; in tutte le città gli alberi dei viali ed i parchi sono stati abbattuti per fare fuoco […]. La cosa più disastrosa sono i mitragliamenti degli aviatori americani: prendono di mira i tramvai, le corriere, le persone che vanno in bicicletta, perseguendo quelli che scappano con bambini, fagotti, ecc. […] Bisognerebbe far capire ai dirigenti americani le gravi conseguenze che discenderanno da tali bestialità. (Lettera di Ernesto Rossi a Gaetano Salvemini. Ginevra 7 aprile 1945, in G. Salvemini, Lettere sulla politica italiana del 1944-45, (un carteggio inedito a cura di E. Rossi), in «Il Ponte», a. XVII, n 7, luglio 1961, p. 1026).

21 giugno 1944 muore la mamma Luisa. Il sodalizio con Peppino termina: non è il litigio ma l’esigenza di trovare una propria autonomia artistica che li divide. La data dello scioglimento della compagnia è il 10 dicembre 1944 ultimo giorno al Teatro Diana di Napoli. Eduardo crea la Compagnia Teatro Napoletano di Eduardo con Titina, la Compagnia Umoristica Eduardo e Titina De Filippo poi denominata Il Teatro di Eduardo con Titina De Filippo. Il 25 marzo  1945 mette in scena Napoli milionaria! al Teatro San Carlo di Napoli in occasione di una matinée di beneficenza. Il testo è scritto tra la metà di febbraio e la metà di marzo, provato in sei giorni e messo in scena senza nessun’altra lettura del copione. Eduardo De Filippo è tra i primi artisti che chiedono una riflessione su quanto è accaduto, così come farà Rossellini nel cinema con Roma città aperta.

Inizia una stagione straordinaria di eccezionali successi: Questi fantasmi! Filumena Marturano, Le bugie con le gambe lunghe, Le voci di dentro.

Il matrimonio con Dorothy è in crisi, Eduardo ha conosciuto una giovane attrice Thea Prandi bellissima, una delle voci del Trio Primavera che il 6 giugno 1948 gli dà un figlio Luca e l’anno seguente il 29 ottobre  una bambina Luisa. Eduardo è felice, ha successo è acclamato in Italia e all’estero. Gli scrive Paolo Grassi che pensa ad una futura collaborazione con il neonato Piccolo Teatro di Milano. Ma un dolore grande lo aspetta: Titina inizia ad avvertire i primi problemi al cuore. Una forte bronchite ed un collasso mettono a repentaglio la sua vita; lei stessa lo racconta in una lettera a Thea del 11 novembre 1948: “un collasso dovuto a debolezza generale, dopo di aver ancora una volta recitato “Filumena” col cuore ancora colmo del successo e del battimani di un pubblico addirittura frenetico”. Eduardo che ha messo in scena La grande magia sa che non può farla senza sua sorella e scrive Le Voci come racconta in un articolo l’amico Lucio Ridenti:

“Ci siamo recati da lui dieci giorni avanti la prima rappresentazione di questa commedia, a Milano, in quell’appartamentino di albergo al piano rialzato del palazzo del Continentale, così raccolto ed intimo, con un minuscolo tavolino accanto alla finestra bassa e quadrata, che ad aprirla e stendere un braccio fuori sembra di toccare il tetto dei tram che scorrono continui in Via Manzoni […] – Sto senza Titina; non so come fare – ripeteva Eduardo, accorato e struggente. Poi disse senza esitare: – Magia, così, non la posso fare; il repertorio senza Titina non posso continuare a replicarlo fino a Natale, mò scrivo un’altra commedia e la settimana prossima la faccio. Sta qua”. (Eduardo uno e due, in «Il Dramma», a. 25. nn. 75-76, 1° gennaio 1949, p. 158).

Stipula un contratto con l’Einaudi di Torino per la pubblicazione delle sue opere ormai richieste in tutto il mondo e dagli interpreti più famosi. Nel 1948 dopo aver pensato ad un progetto per comprare e restaurare il Teatro dei Fiorentini che non va in porto, compra le macerie di un altro antico teatro napoletano che conosce bene il San Ferdinando: vuole creare un’impresa che dia lavoro, che diffonda la cultura del palcoscenico, che faccia conoscere al pubblico gli autori classici e quelli moderni napoletani e non. Vuole creare una scuola per artisti e tecnici. Realizza un teatro moderno all’avanguardia, nel rispetto della dignità degli attori e del pubblico. Preserva la memoria dell’edificio settecentesco, non numera i palchi ma, dopo aver chiesto il parere autorevole di Silvio d’Amico, dà a ciascun palco il nome di un autore o attore.

A fora siamo nel 1779, o, per lo meno “ci siamo vicino”. A dinto siamo più avanti nel 1954… È vero la tradizione è all’esterno, nella facciata, nell’ingresso, nel primo e nel secondo vestibolo, dove, dal fregio in bronzo di Scorzelli agli affreschi di Brancaccio, due secoli di ricordi […]. Ma dentro non c’è solo l’ultima modernità e novità per lo spettatore; c’è, ad ogni passo, nella struttura dell’edificio, nella attrezzatura e servizi del palcoscenico, tutto quell’impensabile che solo Eduardo poteva pensare (G. Trevisani, De Filippo ha compiuto a Napoli il miracolo del ‘San Ferdinando’, in «L’Unità», 15 dicembre 1953).

Il 20 gennaio 1954 i giornalisti sono invitati alla prova generale di Palummella zompa e vola di Antonio Petito, l’opera con la quale si aprirà il 22 la prima stagione al San Ferdinando.

Vanno in cartellone: Miseria a Nobiltà di Scarpetta; A pace d’a casa di Federico Petriccione; Mese mariano di Salvatore Di Giacomo; ’O prufessore di Libero Bovio; Montevergine di Domenico Romano, Monsignor Perrelli di Francesco Gabriello Starace, con la regia di Roberto Rossellini. Eduardo scrive, si dedica al cinema per sostenere le spese che richiede il San Ferdinando. Nel 1953 viene insignito della Legione d’onore. Il 24 maggio 1955 Eduardo rappresenta l’Italia al 2me Festival International d’Art Dramatique de la ville de Paris. Pensa ad una tournée in URSS dove è amato e acclamato. Intanto accetta la collaborazione di Paolo Grassi per un progetto che lega il San Ferdinando e il Piccolo Teatro di Milano. Il primo testo messo insieme è  Pulcinella che ba’ truvanno ’a furtuna soia pe’ Napule di Pasquale Altavilla.

Ma Eduardo viene anche coinvolto nella soluzione del problema Teatro Stabile della città di Napoli che ormai da tempo non riesce a decollare.

Napoli non ha avuto il suo “Piccolo Teatro” perché c’erano alcuni signori cui dava fastidio la mia presenza come direttore […]. Dicevano che volevo essere il direttore dello “Stabile”. Non è esatto: volevo soltanto la garanzia di cinque anni di direzione, il minimo indispensabile per un serio avviamento artistico. Le mie intenzioni non erano esclusivistiche: volevo insegnare innanzitutto il modo di affrontare il palcoscenico per “abitarlo” come una casa; volevo fondare una scuola dei comici ed anche per nuovi registi e scenografi; volevo che collateralmente funzionasse anche un teatro sperimentale, con una commissione di competenti che mi fiancheggiasse; con uno statuto (non c’era mai stato) che io stesso stilai. E dopo mi sarei ritirato in buon ordine […] volevo far diventare la “Stabile” di Napoli un teatro nazionale, per tramandare un autentico filone artistico (S. Lori, Teatro o moneta falsa. Intervista a Eduardo, in «Il Dramma», a. 48, nn. 11-12, dicembre 1972, pp. 141-42).

Le spese preventivate per il San Ferdinando si moltiplicano anche per le mutate condizioni di mercato e per le tasse e imposte varie che non gli danno tregua. Alcuni fornitori accettano dilazioni e rinnovi, ma altri si avvalgono del protesto, del pignoramento, del ricorso di fallimento. Eduardo non ha alcun aiuto statale. All’indomani dell’acquisto del teatro, nasce la società sit (Società imprese teatrali) che gestirà il San Ferdinando e le due compagnie Il Teatro di Eduardo e La Scarpettiana diretta da Mario Mangini e dallo stesso Eduardo. Il 24 giugno 1954 viene costituita una nuova società “La San Ferdinando Film che con la partecipazione della rai, realizzerà sei telefilms della serie “Il Teatro di Eduardo”.

Il 4 gennaio 1960 muore la figlia Luisella mentre è in vacanza al Terminillo con Luca. Eduardo, in scena al Quirino con Sabato Domenica e Lunedì, interrompe lo spettacolo.

Lui e Thea che si erano sposati nel 1957 sono ormai separati da un anno, Thea non sta bene e, dopo quella tragedia, le sue condizioni si aggravano. Il 9 giugno 1961 nella clinica Ciancarelli muore. Eduardo non va al Festival di Spoleto dove avrebbe dovuto presentare Il figlio di Pulcinella, scioglie la compagnia, si rifugia insieme a Luca sull’isolotto di fronte a Positano.

Ma non può fermarsi nonostante gli avvenimenti dolorosi: la compagnia Il Teatro di Eduardo deve continuare, ci sono gli attori, i tecnici e le loro famiglie, ci sono le banche da pagare, gli impegni presi. L’amore di Isabella, la donna che gli è accanto ora con forza e discrezione, gli dà coraggio, ma sono naturali le incomprensioni tra loro due in questo momento. Isabella Quarantotti è separata dal marito lo scienziato Felice Ippolito dal quale ha avuto una figlia Angelica. E’ una scrittrice e traduttrice, donna colta e di grande bellezza, amica di intellettuali italiani e stranieri.

Il 9 gennaio 1960 viene sciolta La Scarpettiana e, dopo il 7 maggio 1961, chiude i battenti il San Ferdinando che verrà riaperto nel 1964 con un progetto che vede di nuovo insieme Eduardo e Paolo Grassi. Il 14 marzo 1962 inizia la tournée che porterà la compagnia in Ungheria, in Polonia, nell’Unione Sovietica; in Austria, nel Belgio. Ricorderà Isabella “Il successo è strepitoso: FANTASMI: grande, grande successo. C’è una fila tutto il giorno davanti  alla biglietteria del teatro che esce fuori nella piazza!”(DIQ, 1962).

Il 10 ottobre del 1962 lui e Isabella terminano di scrivere la sceneggiatura di Peppino Girella che andrà in onda in Tv ed è tratto da un romanzo scritto da Isabella Lo schiaffo. Il 20 ottobre Eduardo mette in scena al Quirino di Roma Il figlio di Pulcinella.

Io ho dovuto pagare un prezzo molto alto durante la mia vita, ho dovuto pagare sempre, sempre. E a furia di pagare, certe cose, oggi, non mi riescono più. Per esempio non mi riesce più di avere molta fiducia nella gente, non mi riesce di farmi degli amici veri, talvolta non mi riesce neppure di credere negli affetti. Io non sono una vittima, beninteso: anzi, mi sono sempre difeso bene. Ma l’unica cosa in cui credo davvero, oggi, e in cui sono riuscito ad essere forte, sempre, è il mio lavoro d’attore e di commediografo (G. Livi, Eduardo piange scrivendo le sue commedie, in «Epoca», a. XIII, n. 592, 4 febbraio 1962, p. 77).

Nel 1967 al XXVI Festival Internazionale del Teatro a Venezia presenta una nuova commedia Il contratto. Nella stagione 1966-67 viene ricomposta anche La Scarpettiana che resta attiva fino al 1969, la direzione artistica è di Mario Mangini, tra gli attori Ugo D’Alessio, Pietro De Vico, Isa Danieli, Vittorio Mezzogiorno, Gennarino Palumbo. Nella stagione seguente Eduardo organizzerà la Compagnia del Teatro San Ferdinando per portare in scena un repertorio non solo italiano; sarà direttore generale, con la collaborazione artistica di Franco Parenti e la presenza di Isabella Quarantotti come assistente e aiuto regista. Nel 1968 debutta il figlio Luca ne Il figlio di Pulcinella con la regia di Gennaro Magliulo e Gianni Crosio interprete principale. Da questo momento con il nome di Luca Della Porta incomincerà per il giovane figlio d’arte una lunga carriera artistica.

Il 10 marzo 1970 Eduardo mette in scena per il Maggio Musicale fiorentino il Falstaff al Teatro alla Pergola, direzione di Bruno Bartoletti e scene di Mino Maccari. Il 4 ottobre 1971 debutta al Piccolo Teatro di Milano con Ogni anno punto e daccapo con Franco Parenti, Milly, Ombretta Colli. Riprende Napoli Milionaria! Le bugie con le gambe lunghe, Cani e gatti e mette in scena Na santarella di Scarpetta all’Eliseo di Roma.

Nel 1972 pensa di creare una scuola di teatro a Firenze dopo le delusioni ricevute negli anni con la vicenda del Teatro Stabile a Napoli. Ne parla con Alfonso Spadoni direttore della Pergola. A maggio è con la compagnia alla World Theatre Season di Londra e presenta all’Aldwych Napoli Milionaria!. Incontra Laurence Olivier, Joan Plowright Vanessa Redgrave. Nell’ottobre del 1972 Sabato, domenica e lunedì andrà in scena a Londra al National Theatre con Joan Plowright, Frank Finlay, Laurence Olivier e la regia di Franco Zeffirelli.

Il 18 dicembre 1972 l’Accademia Nazionale dei Lincei gli conferisce il premio Feltrinelli per il Teatro. Il 19 dicembre 1973 Eduardo porta in scena alla Pergola di Firenze la novità: Gli esami non finiscono mai. I primi giorni di marzo 1974 è costretto a fermarsi per un’operazione al cuore: gli viene applicato un pacemaker. Riprende a recitare il 24 dello stesso mese e firma un contratto con la RAI per la realizzazione di un ciclo di commedie scarpettiane e di uno di sue commedie.

Alla fine del 1974 è a Chicago alla Lyric Opera per la messa in scena del Don Pasquale di Donizetti.

1977: il 3 gennaio a Napoli sposa Isabella matrimonio civile celebrato dall’amico il sindaco Maurizio Valenzi; brinda con la compagnia sul palcoscenico del San Ferdinando. Il 22 giugno a Spoleto va in scena l’opera lirica Napoli milionaria! A luglio gli viene conferita a Birmingham la laurea in lettere honoris causa. Riprende in tv la registrazione di un nuovo ciclo di commedie.

Il 29 giugno 1978 è protagonista di uno spettacolo organizzato da Carlo Molfese in suo onore al Teatro Tenda durante la rassegna Romaestate 78: Lieta serata insieme a Eduardo e ai suoi compagni d’arte viene trasmessa dalla RAI in diretta.

Lavora alla riedizione del Don Pasquale per la Lyric Opera di Chicago.

1980: dall’8 al 20 gennaio è alla Pergola con un nuovo spettacolo, i tre atti unici Gennareniello, Dolore sotto chiave, Sik-Sik l’artefice magico. Il 26 gennaio muore Peppino e decide di sospendere le recite per alcuni giorni.

Il 21 aprile viene inaugurata la scuola di drammaturgia in collaborazione con il Comune di Firenze e la Pergola.

18 novembre 1980 l’Università di Roma La Sapienza gli conferisce la laurea in lettere honoris causa. Dopo il terremoto che colpisce l’Irpinia il 23 novembre, Eduardo organizza una raccolta di fondi in favore dei terremotati.

Intanto continuano le prove della commedia La donna è mobile per la neonata Compagnia di Teatro di Luca De Filippo che debutta alla Pergola di Firenze il 17 gennaio 1981. Il 4 aprile il professor Ferruccio Marotti lo invita a tenere un corso di Drammaturgia alla Sapienza che inizierà il 10 novembre.

Il 26 settembre 1981 Sandro Pertini presidente della Repubblica, lo nomina senatore a vita. E’ un punto di partenza per Eduardo, per dedicarsi con grande impegno alla lotta contro la delinquenza minorile per una legge che salvaguardi i minori dando loro l’opportunità di studiare e di imparare un mestiere. Il 12 ottobre visita l’Istituto di pena per minori Filangieri di Napoli: i ragazzi lo circondano e trovano in lui un importante punto di riferimento.

1982: Pietra del paragone alla Piccola Scala di Milano. Dopo la direzione di Pulcinella ca va truvanno ‘a furtuna soia pe’ Napule di Pasquale Altavilla messa in scena per la compagnia di Luca, ancora per questa compagnia Eduardo firmerà la regia di Ditegli sempre di sì.

Durante l’anno partecipa ad un recital con Carmelo Bene a Bologna, a Pisa e a Bari. Continua il suo impegno a favore dei minori, il 26 luglio visita il carcere di Nisida.

Alla fine dei suoi corsi alla Sapienza metta in scena con la compagnia L’Arte della commedia, uno dei lavori Mettiti al passo! di Claudio Braghino.

1983: Le condizioni di salute non sono buone ma Eduardo non si ferma: cura la regia di Tre cazune furtunate per Luca; su proposta di Einaudi pensa alla traduzione in napoletano e alla pubblicazione di un’opera di Shakespeare La Tempesta; comincia le prove di Bene mio e core mio per la compagnia di Isa Danieli; partecipa al film di Comencini Cuore dove interpreta il maestro Crosetti.

In agosto lavora con Isabella alla Tempesta. 1984: nonostante l’aggravarsi dei suoi disturbi, registra La Tempesta recitando lui tutti i personaggi tranne quello femminile di Miranda che verrà interpretato da una giovane attrice Imma Piro. Lavora alla ripresa di Ditegli sempre di sì per Luca e, sempre per la compagnia del figlio, alla regia di Chi è cchiù felice ‘e me! Il 15 settembre 1984 è a Taormina per il conferimento del premio Una vita per il teatro. Il discorso sarà il suo testamento artistico presentando al pubblico Luca. Il 26 settembre è ricoverato in clinica a Roma, muore il 31 ottobre alle 23. Isabella gli è accanto. Prima di chiudere la bara metterà tra le dita dell’uomo che ha amato la foto della figlia Luisella e ai suoi piedi una zolla di terra di Napoli. Quasi trentamila persone rendono omaggio al Senato alla salma del commediografo ed attore partenopeo e una folla enorme lo accompagna ai funerali di Stato nella basilica di San Giovanni in Laterano a Roma. La sua tomba è al Verano, nella cappella dove riposano Thea, Isabella, Pasqualino De Filippo fratellastro di Eduardo e la figlia Luisella.

Si dice che nella vita dell’uomo c’è un punto di partenza ed un punto di arrivo, di solito riferiti all’inizio e alla fine di una carriera. Io invece sono convinto del contrario: il punto di arrivo dell’uomo è il suo arrivo nel mondo, la sua nascita, mentre il punto di partenza è la morte che, oltre a rappresentare la sua partenza dal mondo, va a costituire un punto di partenza per i giovani. (…) Dunque, questi miliardi di punti di partenza, che miliardi di esseri umani, morendo, lasciano sulla terra, sono la vita che continua

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