La Tempesta tradotta da Eduardo De Filippo

Dopo lo straordinario successo riscosso lo scorso anno con la pubblicazione del volume “Effetto Eduardo, Primo e Secondo atto” firmati da Giulio Baffi si è deciso di ripetere l’esperienza con la Repubblica offrendo ai lettori la traduzione, di Eduardo, in napoletano de “La Tempesta” di Shakespeare, ripubblicata dopo circa 40 anni.

Nel 1982 Giulio Einaudi propose ad Eduardo De Filippo la traduzione di un’opera shakespeariana da inserire nella storica edizione Scrittori tradotti da scrittori, e lui scelse La Tempesta perché gli appariva come la più vicina al suo tempo, ispirato da ricordi giovanili di fantastiche messe in scena di spettacoli come i Cinque talismani e la Collana d’oro.
Lavorò a questa traduzione ogni giorno, per mesi, con la vista quasi azzerata, la moglie Isabella Quarantotti tradusse in italiano e trascrisse per lui con caratteri alti e nitidi ogni parola dell’opera shakespeariana. Eduardo la ri-scrisse inventando una lingua nuova, in un napoletano seicentesco ed originale insieme.
Successivamente con l’assistenza dell’amico regista e fonico, Gianfranco Cabiddu interpretò e incise le parti di tutti i personaggi, tranne quella di Miranda la cui voce venne data Imma Piro. Per le musiche e le composizioni, preziosa fu la collaborazione di Antonio Sinagra.
La traduzione de La Tempesta fu l’ultima opera, come è stato per lo stesso Shakespeare, su cui Eduardo lavorò.
E dopo un’assenza di quarant’anni dal mercato la famiglia De Filippo e la Fondazione, unitamente al quotidiano la “Repubblica”, edizione napoletana, ne hanno fatto dono ai propri lettori esaudendo così anche l’interesse di molti studiosi.

Il Progetto Shakespeare a Napoli nasce proprio nel segno dell’insegnamento di Eduardo, per dare un senso concreto al principio che ha animato la sua intera attività, rappresentata dall’attenzione che egli rivolgeva ai giovani, perciò la diffusione della sua opera è accompagnata dalla traduzione dell’Amleto, sempre in napoletano, del giovane autore e drammaturgo Antonio Piccolo.
L’intento è quello di immaginare in relazione generazioni differenti che hanno lavorato sui testi shakespeariani. E’ questo il modo per confermare la mission della Fondazione Eduardo De Filippo: gettare nuova luce sulla drammaturgia eduardiana e dare spazio alla creatività di giovani autori.

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